06/13/26 Agosto - PERUGIA - L'Accademia della Donca

Anche quest’anno, l’Accademia del Donca partecipa alle iniziative estive di Tenera è la notte con tre spettacoli in perugino. Nelle serate del 6 e 13 agosto, il trio del Donca (Fausta Bennati, Leandro Corrucci e Gianfranco Zampetti) presenterà uno spettacolo, diviso in due parti, dedicato alla figura di Nazareno Squarta e alla descrizione della Fontana Maggiore di Piazza IV Novembre.

Lo strano caso di Nazareno Squarta/Menchino Sbrana: una storia da riscrivere, cerca di ristabilire la verità storica intorno al personaggio di Squarta, alla sua breve attività politica e amministrativa presso il Comune di Perugia, e alla conseguente emigrazione in Francia, con la lettura delle presunte lettere che Menchino avrebbe scritto alla moglie Rosa, rimasta a San Martino in Campo. Il carattere comico delle stesse non impedisce di cogliere l’intento denigratorio che muoveva gli autori – figli della borghesia cittadina – a mettere alla berlina il linguaggio, la mentalità e i comportamenti del campagnolo, giunto a ricoprire il ruolo di pubblico amministratore. La nostra Fontèna, opera pubblicata nel 1949, in occasione del restauro del monumento simbolo cittadino, descrive minuziosamente tutto il manufatto, le formelle, le sculture, i particolari artistici e architettonici, coi relativi significati. Lo spettacolo sarà accompagnato da uno strumento multimediale, realizzato da Leandro Battistoni, che propone visivamente – in sincronismo con il testo – il particolare cui si riferisce la scrittura. Le varie sezioni sono intervallate da esecuzioni musicali di brani classici eseguiti con l’arpa.

Inoltre, il 6 agosto si parlerà di vino attraverso le poesie di Claudio Spinelli, mentre il 13 agosto il trio si racconterà attraverso i tre volumi che compongono “L’Officina del Donca” (Perugia e l su dialetto: n amor da fàje l vèrzo, Perugia te l dice n vèrzi e Vèrzi ngrifati). Il 26 agosto, con la regia di Mariella Chiarini, va in scena Salta chi zompa!, che si propone di far riaffiorare, nel pubblico di qualunque età, ciò che, sedimentato in ciascuno, spesso in modo inconsapevole, lo costituisce e caratterizza come unicum nella apparente omologazione del “villaggio globale”. È il pensiero popolare, il suo modo di esprimere esperienze legate essenzialmente alla ciclicità stagionale, connaturata alla civiltà rurale. Attraverso richiami, riflessioni, modi di dire, canzoni folk, in forma di facezia, ma dentro un discorso serio e affettuoso, lo spettacolo guida i ricordi e le emozioni dello spettatore in un percorso temporale che solo apparentemente si rivolge al passato, perché inaspettatamente lo afferra e lo coinvolge nella scoperta di una sua identità nascosta. Il materiale appartenente alla tradizione, insieme all’arguta e ironica penna di Giampiero Mirabassi e Claudio Spinelli, offre uno spettacolo fresco, divertente, comunicativo, diretto, come sa esserlo la cultura che si nutre della vita stessa.

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